mercoledì 4 aprile 2012

Il leone d'oro

Figlio del sole, torrido Agosto,
sento le labbra tue infuocate
baciar con baci di fiamma,
la mia pallida e gelida pelle,
mentre rifulge sul viso tuo terso,
il divino astro, acceso d'immortale passione.
E t'osservo esplodere in lance di luce,
e trafiggere ombre sterminate;
caldo come l'alito infiammato d'un drago,
mortale come il magma che, incessante,
vibra nel ventre d'un vulcano.
Torrido Agosto,
che non mi lasci fiato,
che mi privi di ristoro,
che mi rubi le notti,
e che infiammi ogni appiglio,
abbi pietà del cuor mio, ustionato,
e placa il tuo glorioso spettro dorato,
e riposa tu stesso, leone d'oro,
nella savana del tuo meriggio.
Coricati, Agosto, in un cielo di stelle,
assieme alle sorelle tue, splendenti,
e sogni fai di luci e di diamanti,
senza che il sonno tuo venga turbato
da nubi di pioggia, pesanti di inquieti pensieri.

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