Crono, Sua Maestà,
figlio prediletto e degenere di un padre infame,
quale un dio che non sa amare il proprio seme,
governa ed amministra con dispotica violenza
costringendo all'affanno i sudditi della Sua corte,
avendo del proprio genitore l'orribile sembianza.
Immagine eterea di uno spettro che si abbevera alle fonti del Lete,
ne versa le acque ombrose nelle coppe dei suoi adepti.
Beffardo ed incerto è il passo di chi segue i suoi editti,
frutti di una legge basata sul Trono e sulla Corona.
Tutto si fa cenere, infine, nella fornace della perversa corte reale,
al centro dell'Orco, nel ventre di Gea,
mentre le nostre membra bruciano per scaldare gli avanzi del divino banchetto.
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