Mi dicono "sei giovane",
lo fanno da sempre,
quasi fosse una colpa
non aver sulle mie spalle
il peso di una vita ormai vissuta.
Come se giacesse su di me un marchio,
una maledizione dalla quale necessito salvezza,
come se dovessi espiare un crimine atroce prima di poter affrontare la vita.
Mi zittiscono, da sempre, gli "adulti"
quasi facessi loro un torto
nel sognare ancora, quei sogni d'infante,
ingenui e sciocchi pensieri di leggera libertà.
Sono giovane, in parte è vero,
e che io possa rimanere tale ancora a lungo!
Non nel corpo, certamente, non mi illudo,
un giorno o l'altro è affare d'ognuno abbracciare le canizie,
e a tutti tocca raggrinzire al sole come i fiori di campo.
Possa bensì restar fanciullo nello spirito e nella gioia di fare,
nello scoprire e nel provare emozione.
Lancio in cielo questa mia preghiera,
e che qualche Dio errante la senta,
possa io non crescere nell'anima
e di non ingrigire nel cuore,
perché d'appassire come il grappolo d'uva,
orfano della vite,
non è mio destino, e nemmeno lo aspiro!
Faccia piuttosto di me, la vita, del buon vino,
e che possa strappare un sorriso
ed un brindisi alla vita,
poichè di "uomini" è pieno il mondo,
ma in cielo ci stiamo noi giovani che ancora voliamo.
sabato 17 novembre 2012
Giovane
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